29) Jaspers. I vecchi rapporti fra scienza e filosofia.
Secondo Jaspers il lungo periodo di appiattimento della filosofia
sulla scienza si  interrotto per la critica che la scienza stessa
ha esercitato sulle sue precedenti certezze. Ci  avvenuto a
partire dalla fine del secolo scorso.
K. Jaspers, Existenzphilosophie. Drei Vorlesungen, Berlin 1938,
traduzione italiana di O. Abate, La filosofia dell'esistenza,
Bompiani, Milano, 1967 4, pagine 19-25 (vedi manuale pagine 429-
430).
Io sono invitato a parlare della filosofia dell'esistenza; la
filosofia, oggi va in gran parte sotto questo nome, che giova a
porre in evidenza l'elemento discriminante dell'attuale movimento
filosofico.
Ci che si denomina filosofia dell'esistenza  in verit
soltanto una forma dell'unica, antichissima filosofia. Tuttavia
che esistenza sia divenuta oggi la parola caratteristica non 
un fatto accidentale. Essa ha accentuato quella che  la mira - e
per qualche tempo fu quasi obliata - della filosofia: sorprendere
la realt alla sua origine e afferrarla alla stessa guisa con cui
mediante un processo di autoriflessione, io, nell'intimit della
mia azione, riesco a cogliere me stesso. L'attivit filosofica ha
voluto ritrovare la via verso la realt, svincolandosi da un
sapere semplicistico e parziale, da modi di dire, da
convenzionalismi, da atteggiamenti prefissati e da ogni specie di
presupposti. Esistenza  una delle parole che sta per realt con
l'accento datole da Kierkegaard tutto ci che  essenzialmente
reale esiste per me solo in quanto io stesso certissimamente sono.
N noi ci limitiamo a essere, la nostra esistenza ci  affidata
come sede e come forma corporea per la realizzazione della nostra
originaria individualit.
Gi nel secolo scorso si rinnovavano frequentemente movimenti in
questo senso. Si voleva vivere la vita, si volevano fare
esperienze vitali, si esigeva il realismo; importava, anzich
limitarsi a sapere, esperimentare da se stessi; si esigeva
dovunque l'autentico, si indagavano le origini e si voleva
penetrare nell'intimit stessa dell'Essere umano.
Le forme superiori d'umanit furono facilmente poste in luce; poi
si cerc di scoprire il vero e soprattutto l'esistente fin
nelle forme minori.
A datare da un secolo, l'aspetto dell'epoca nostra, considerata
nel suo complesso, trovava la sua caratteristica in un processo di
livellamento, di meccanicizzazione e di misurazione di codesta
esistenza, e sovra il principio di un'universale equivalenza di
tutto, in cui nessuno sembrava pi esistere come individualit, ma
proprio codesto aspetto era il fondo dal quale doveva sgorgare il
rinnovamento. Gli uomini cui era possibile di essere s stessi si
erano destati in quella atmosfera spietata che aveva negato la
personalit individuale proprio in quanto individuale; essi
volevano prendere sul serio s stessi, cercavano la realt
nascosta, volevano sapere ci che si pu sapere, ritenevano di
poter giungere, attraverso la comprensione di s stessi, alla loro
natura originaria.
Ma anche tale movimento di pensiero fu spesso ravvolto
nell'ingannevole rete del livellamento, tramutandosi in una
tumultuosa e patetica filosofia del sentimento e della vita. La
volont di riconoscere il proprio essere si pervert in una
soddisfazione per la pura vitalit; la volont dell'originario in
una smania di primitivit, il senso per il rango in un tradimento
per le gerarchie autentiche dei valori.
[...].
Al tramontar del secolo scorso la filosofia si considerava per lo
pi come una scienza fra le altre. Essa era una disciplina
universitaria, ed era considerata dalla giovent un aspetto della
cultura: conferenze brillanti davano visioni panoramiche della sua
storia, delle sue dottrine, dei suoi problemi e sistemi. Vaghi
sentori di una indefinita libert e verit, spesso assolutamente
privi di contenuto (poich a malapena efficaci nella vita
concreta), si univano alla fede nel progresso della conoscenza
filosofica.
Il pensatore procedeva innanzi, ed era persuaso talvolta di aver
raggiunto la vetta suprema del sapere.
Questa filosofia non sembrava per aver fiducia in se stessa. Il
rispetto illimitato dell'epoca per le scienze sperimentali lasci
che queste si costituissero a modello del sapere. La filosofia
volle riguadagnare innanzi al tribunale delle scienze la stima
perduta, procedendo con una esattezza simile alla loro. Tutti gli
oggetti dell'indagine scientifica erano in verit spartiti fra le
scienze speciali; tuttavia la filosofia volle avere una
giustificazione accanto a queste, perci essa assunse la totalit
empirica a suo oggetto scientifico; pagina es. elabor il
conoscere nella sua totalit in una Teoria della conoscenza (ch,
il fatto stesso della scienza non era in generale soggetto di una
scienza particolare), la totalit cosmica in una Metafisica, la
quale fu ideata in analogia alle teorie delle scienze sperimentali
e con il loro sussidio e la totalit dei valori umani in una
dottrina dei valori di validit universale. Tutti questi argomenti
apparvero oggetti di studio, oggetti che non appartenevano a
nessuna scienza speciale e ci nondimeno erano accessibili a una
indagine da praticarsi con mezzi scientifici. Tuttavia
l'atteggiamento fondamentale proprio a tutto questo movimento di
pensiero diede un'impressione di ambiguit, giacch esso era da un
lato scientifico-obiettivo, ma dall'altro etico-valutativo. Esso
cio poteva pensare di stabilire un'armonica concordanza fra le
esigenze del sentimento e i risultati della scienza e asserire di
poter comprendere, in modo obiettivo, le possibili visioni e
valori del mondo; ma pretendeva nel tempo stesso di dare esso
medesimo la vera visione del mondo, ossia la visione scientifica.
[...].
Ma se ci si rivolse alle scienze, come se in loro fosse contenuta
la vera filosofia, come se dovessero dare ci che invano si era
cercato nella filosofia, furono per possibili tipici errori:
infatti si voleva una scienza che affermasse quale fosse il fine
della vita, una scienza valutatrice; si voleva dedurre dalle
scienze la norma dell'azione; si pretendeva sapere, per mezzo
della scienza, quale fosse il contenuto della fede, la quale
riguardasse per cose immanenti al mondo. O, viceversa, si
disperava della scienza perch non dava quello che importava alla
vita, e ancor pi perch la riflessione critica paralizzava la
vita. Cos l'atteggiamento ondeggi tra una superstizione
scientifica, che erigeva a principi assoluti dei risultati
immaginari, e una ostilit contro la scienza, la quale negava la
scienza come vuota di senso e la combatteva come distruttiva.
Tuttavia queste aberrazioni non penetrarono in profondit, sorsero
infatti nelle scienze stesse le forze che dovevano dominarle col
portarle alla purificazione del sapere come puro sapere.
Poich se nelle scienze si affermava troppo l dove mancava la
prova, e le teorie, determinanti i vari quadri della realt, erano
con troppa certezza insegnate come se fossero conoscenze assolute
della realt stessa, se troppe affermazioni erano assunte come
valide senza critica sufficiente, pagina es. l'ipotesi
fondamentale del meccanismo della natura, e molte tesi
anticipatrici dei fenomeni, come per esempio la teoria della
necessit constatabile degli eventi storici, se dunque in tal modo
la filosofia difettosa, che a suo tempo era stata abbandonata, era
risorta - in una forma ancora pi difettosa - nelle scienze
medesime, pur tuttavia ci che era veramente grandioso e che
rinfrancava gli spiriti era il fatto che nella scienza stessa la
critica agisse efficacemente; n era il circolo vizioso di una
polemica filosofica tendente all'unificazione, bens era una
critica valida che andava fissando passo per passo le verit per
tutti. Questa critica distruggeva le illusioni per determinare in
tutta purezza quello che  veramente conoscibile.
Frattanto accaddero i grandi avvenimenti scientifici che
spezzarono ogni dogmatica; al principio del secolo, insieme alla
scoperta della radio-attivit e con i principi della teoria dei
quanta, cominci ad apparire il limite della validit razionale
della rigida concezione meccanica della natura. Si inizi quello
sviluppo fecondo di idee che continu fino a oggi, idee che non si
chiusero pi nelle strettoie di una natura in s esistente e
cognita. L'alternativa, che negli anni precedenti si era posta, o
di riconoscere la realt della natura in s o di operare con pure
finzioni e di descrivere i fenomeni naturali nella forma pi
semplice possibile, divenne insostenibile: ci si allontan da ogni
posizione di pensiero assoluto e ci si trov cos proprio alle
soglie della realt sperimentabile.
L'analogo fenomeno accadde nelle scienze speciali, ma ovunque in
modo assai meno impressionante: ogni premessa assoluta divenne
fragile. Cos pagina es. nella psichiatria il dogma del
diciannovesimo  secolo: Le malattie psichiche sono malattie del
cervello venne messo in dubbio. Lo sviluppo di un sapere concreto
in luogo di una costruzione quasi mitologica dei disturbi mentali,
in funzione di mutamenti del cervello completamente sconosciuti,
si effettu proprio in quanto si rinunci al dogma unitario. La
ricerca mir a riconoscere fino a quale estensione le malattie
mentali siano malattie cerebrali, e si impar ad astenersi da un
giudizio generale anticipatore: l'uomo non fu colto nel suo vero
essere, mentre si ampli straordinariamente la conoscenza concreta
dell'uomo. [...].
Tali esperienze nella scienza hanno insegnato la possibilit di un
sapere veramente preciso e concreto, e nel tempo stesso
l'impossibilit di trovare nella scienza ci che si era invano
atteso dalla filosofia d'allora. Colui che aveva cercato nella
scienza il fondamento della sua vita, la guida delle sue azioni,
la realt stessa, dov essere deluso.
E fu necessario ritrovare la via della filosofia.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 308-311.
